Insomma non è che uno vuole mettere proprio il dito nella piaga, però questo pezzo di wired.it fa giustizia delle panzane che Grillo, con superficialità, ha accreditato. E già qui dovremmo spiegare a quelli come lui che hanno la capacità di influenzare moltissime persone, quanto sia pesante questa responsabilità.
In uno spettacolo andato in onda nel 1998, Apocalisse morbida, Grillo ha definito l’ Aids senza mezzi termini come “la più grande bufala di questo secolo”, negando che l’ Hiv sia un virus trasmissibile che dannegia il sistema immunitario favorendo l’insorgenza di patologie che possono portare alla morte. Per questo la Lega Italiana per la Lotta contro l’Aids ( Lila) ha diffuso una lettera aperta in cui invita Grillo a prendere una nuova posizione su Hiv e Aids.
Quello che in ogni caso mi diverte di più è che uno degli slogan di Grillo sia: non credete a tutto quello che vi viene detto, informatevi. E noi lo stiamo a sentire! Caro Grillo, come dicono ad Oslo, hai apparato una ricca figura di merda!
In ogni caso si prospetta una nuova carriera per il comico genovese, quella di (dis)informatore scientifico.
I grandi innovatori cambiano il mondo anche attraverso piccoli (grandi) eventi. Questo vale anche per la musica e per la comunicazione.
Ieri i Sigur Ros hanno celebrato l’uscita di Valtari (prossimo 28maggio), permettendo a chiunque di ascoltare in streamingil nuovo album. L’evento è stato chiamato #valtarihour, perché lo streaming durava un’ora a seconda del fuso orario. Per esempio per l’Italia (e per i Paesi che stanno un’ora avanti rispetto a Greenwich) l’ascolto è partito alle 19.00 precise.
In tempo reale chiunque utilizzava twitter attraverso l’hashtag #valtarihour per commentare l’evento, poteva poi leggere i commenti sul sito. E dunque non solo ognuno di noi in anteprima ascoltava il nuovo disco, ma contemporaneamente leggeva i pensieri e le emozioni di altre migliaia di persone, molto simili alle cose che in prima persona provava. In qualche modo una piccola idea ha creato per un’ora una comunità di persone, tra loro distanti migliaia di km, unite dalla passione per la musica dei Sigur Ros, separate dal resto del mondo per un’ora.
Ascoltare la musica onirica ed espressiva dei Sigur Ros a fine giornata è stata un’azione davvero curativa, tanto che ho commentato con due tweet:
Incredibile. Il mondo è altrove. E qui migliaia di persone ascoltano@sigurros#valtarihour tutti insieme. E provano tutti le stesse cose.
Well you should know now. We need #valtarihour once a day@sigurros This is really peace of mind
Finito l’evento, @sigurros (il profilo ufficiale twitter della band) mi ha aggiunto ai suoi following. So che è successo ad altri amici che ieri hanno partecipato a #valtarihour. E questo spiega la volontà della band islandese di costruire davvero una comunità con i propri fan in maniera orizzontale.
Io non so se altri abbiamo mai tentato un evento del genere, se sia mai stata fatta una presentazione di un disco nuovo così. Fatto sta, quello di ieri è stato un atto d’amore dei Sigur Ros nei confronti dei propri fan. Ma è anche un’iniziativa che costringe tutti a ragionare su come debbano girare i contenuti digitali, sulle potenzialità ancora non del tutto inesplorate della rete e sul consumo libero dei prodotti culturali da parte degli utenti. In ogni caso questa è una strada nuova, da proseguire fino in fondo.
L’antipolitica le fa paura? I politici dovrebbero fare le cose per i cittadini e non per i loro interessi. Se questo non succede, è normale che la gente si arrabbi. Spero solo che questa rabbia trovi una via per migliorare le condizioni del Paese.
La più grossa soddisfazione della sua carriera? Quando perdevo le partite e il pubblico applaudiva la mia squadra. E poi i tanti giovani arrivati in nazionale.
Zeman in una bellissima video-intervista a Repubblica. Una lezione sportiva, che è una lezione politica, che è una lezione di vita. Da imparare a memoria per gli apprendisti stregoni, gli strateghi dell’universo, i poeti dell’efimero. Questo è un uomo!
La notizia di oggi è che Roberto Saviano ha querelato il Corriere del Mezzogiorno per diffamazione, chiedendo 4,7mln di euro. Il Corriere del Mezzogiorno aveva ospitato una serie di critiche nei confronti di Saviano a proposito di un episodio riguardante Benedetto Croce, che lo scrittore aveva raccontato, ritenendolo veritiero, e che la nipote del filosofo, Marta Herling, aveva confutato.
Marco Demarco, direttore del Corriere del Mezzogiorno, scrive così: i dubbi di quest’ultima sull’attendibilità dell’episodio, la loro pubblicazione e quindi i successivi articoli apparsi su questo giornale e su altre testate avrebbero dato vita, secondo Saviano, ad una vera e propria campagna diffamatoria con conseguente «pregiudizio» per la reputazione dell’«istante». Conclusione: quattro milioni di risarcimento per danni non patrimoniali e 700 mila per danni patrimoniali. Somme che vengono chieste complessivamente ai vari responsabili della campagna.
Ma non è la prima volta che Saviano querela qualcuno. Ha querelato un cronista e il direttore di Liberazione, e ha querelato il direttore di un giornale online casertano e un noto giornalista di Santa Maria Capua Vetere.
Ora senza neanche entrare nel merito delle vicende, perché a volte basterebbe chiedere una rettifica se le cose pubblicate non corrispondono al vero, quello che non mi piace è il fatto che il giornalista/scrittore, che difende in ogni dove la libertà di parola e di informazione, utilizzi la querela come una clava nei confronti della stampa.
Mi ricorda la Fiat che chiede danni milionari a Corrado Formigli. O peggio la famiglia Cosentino che chiede il sequestro e la distruzione de Il Casalese, oltre al risarcimento danni per 1,2mln di euro all’editore e ai bravissimi autori. No caro Saviano, non ci siamo proprio. Noi ti riconosciamo in queste azioni.
PS: all’ufficio legale che tutela gli interessi di Saviano sottolineo che il titolo è un paradosso. Dicasi paradosso la proposizione che per forma o contenuto si oppone all’opinione comune o all’esperienza quotidiana, riuscendo perciò sorprendente o bizzarra. In ogni caso vi avviso che non ho un euro. Al limite rimarrebbe la fustigazione in piazza.
Ecco questo piccolo blog (che nasce con un altro nome, ma per tutti ormai è Panico Democratico) compie un anno. 376 post, 899 commenti, 56.999 visite.
Ne vado orgoglioso, come di una pianta di cui prendersi cura giorno per giorno. Ma i raggi del sole che la fanno bella e verde siete voi che di qui siete passati, che avete commentato, contribuito, smontato le cose che ho scritto. Sempre senza tirarsi indientro, né io né voi.