Prossima Napoli. Prossima Italia.
Ora che abbiamo partecipato al cambiamento, sostenuto l’elezione a sindaco di Luigi de Magistris e festeggiato euforici la straordinaria vittoria, ci spetta il compito di raccontare senza infingimenti quello che è successo a Napoli e nel Paese, perché è troppo grande la paura che i soliti scienziati della politica siano già pronti ad offrire ricette perdenti.
Quello che è avvenuto in questi giorni in Italia è stato un movimento popolare che ha spinto nelle città i sindaci che hanno saputo interpretare il vento del cambiamento che soffiava ormai da troppo tempo. Interpretare le elezioni amministrative come un mero referendum su Berlusconi sminuisce il valore delle stesse. Certo, se il PDL e la Lega perdono (quasi) dovunque, è evidente che sul risultato abbiano pesato le incapacità del governo e la pateticità del Primo Ministro. Ma i nuovi sindaci eletti, da Cagliari a Trieste, da Napoli a Milano, da Torino a Bologna, rappresentano soprattutto la volontà degli elettori di partecipare, di scegliere, di determinare il cambiamento, di sfidare con il proprio voto le alchimie e i paradossi del ceto politico.
Quello che Pippo Civati ha definito un vento qualche mese fa, oggi è una marea arancione che a Napoli e a Milano elegge sindaci due uomini diversissimi, ma che hanno lo stesso compito, trasformare in realtà la speranza di un’altra città possibile, più accogliente, più civile, più partecipata, più libera.
Il buon profumo che questo vento di cambiamento portava con sè noi di Prossima Italia l’avevamo annusato. E a Firenze avevamo già provato a raccontare che c’era un’Italia migliore che non si arrendeva alla decadenza, alla marginalità e alla sconfitta. E l’euforia di questi giorni è la stessa che ho provato alla Leopolda a novembre: quella sensazione per cui tutti insieme partecipavamo per cambiare l’Italia.
Da allora le stazioni di quel movimento e di quell’esperienza sono cresciute e moltiplicate, innanzitutto per il lavoro incredibile di Pippo, e ad aprile quel treno carico di motivazioni è giunto a Napoli. Il 2 aprile al Teatro Trianon abbiamo voluto raccontare la meglio gioventù napoletana, abbiamo provato a spiegare che esisteva una Napoli migliore di quella che veniva raccontata.
E invitando allora Luigi de Magistris, avevamo sottolineato che solo con l’unità del centrosinistra avremmo sconfitto il centrodestra a Napoli e in Italia. Avevamo intuito che l’elettorato del PD a Napoli auspicasse un sindaco di completa rottura nei confronti del recente passato. Ma il gruppo dirigente non ha voluto o potuto capire la forza dirompente della candidatura di de Magistris, fino al punto di perdere le elezioni e di restare fuori dal ballottaggio.
Per questo sorrido, quando ancora qualcuno si ostina a chiamarci rottamatori, come se fosse ancora necessario sostenere che l’intero gruppo dirigente del PD qui a Napoli ha miseramente fallito. Il segretario regionale, Enzo Amendola, ne ha preso atto e ha parlato di rifondazione e di azzeramento. Lo sosteniamo da mesi, e noi di Prossima Napoli ci candidiamo a costruire un altro PD a Napoli e in Campania.
E infine, al sindaco de Magistris mettiamo a disposizione la ricchezza, la freschezza e l’innovazione che l’esperienza di Prossima Napoli ha rappresentato in questi mesi. Le persone che vi hanno preso parte e le cose che da loro raccontate sono il punto di partenza per un sindaco che ha voglia di guardare oltre questi ultimi 17anni.
Perché noi abbiamo creduto in de Magistris sindaco e con lui vogliamo costruire una nuova Napoli.
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